vicissitudini di una nana metropolitana

   storie, traversie, sogni ad occhi aperti e anche chiusi di un donnino piccolo piccolo alle prese con la metropoli


lunedì, 06 luglio 2009
 

Matrimonio I (il primo della lunga stagione).

Ci siamo lasciate alle spalle il matrimonio I, quello di cui siam assai state le artefici, già perché proprio grazie a noi che i due sposini si sono incontrati o meglio grazie alla ostinata interferenza di Miss Perfezione (amica della sposa) che direttamente dal divano di casa sua,  come una attempata dama russa, ha tramato le fila affinché avvenisse l‘incontro. Memorabili le sue sortite: “ non sarebbe  il caso che glielo presentassi?",  "non sarebbe il caso che andassi  a  prenderla sotto casa (la sera non guida)",  "non sarebbe il caso di accennare al tuo amico la simpatia di lei” e , a tratti, la temporanea presa di coscienza  “ ti sembro forse una comarella?". Poi, una volta, concretizzatosi il piano espansionistico, sono seguite le critiche di Miss Perfezione che, a dire il vero, hanno visto pure noi particolarmente compromesse con recriminazioni di questo genere: “ e pensare che l’andavo a prendere pure sotto casa  e ora che ha raggiunto lo scopo neanche una telefonata di ringraziamento, che bella amica che hai” e Miss Perfezione, arricciando le labbra: “ pazienza, stava così in cerca di un uomo che ora non ci sta più con la testa, ma dobbiamo essere contente di aver contribuito a formare una bella coppia, non è vero che è una bella coppia? Anche se lui lo vedo meno coinvolto di lei ma, si sa, lei ci ha perso la testa....come si fa a perdere la testa per un nanetto del genere, dico io, non è vero, non è vero? “ e giù osservazioni velenose degne della governatoressa Julia Michailovna von Lembke.

Ritornando al matrimonio, dobbiamo accennare alla circostanza di esserci arrivate come delle esagitate, a causa di una lettura che ci avevano affidato (riconoscimento postumo alla loro Cupido). E così i giorni che hanno preceduto l’evento sono stati caratterizzati da esercizi  davanti allo specchio,  dalla spaventosa conferma di avere la zeppa come Jovanotti (il  Lemure sconsolato che continuava a ripetere “quante S c’ha sto brano”) e dal nostro annichilimento mentre ci sputacchiavamo addosso.

Il colpo fatale ci è stato dato da una telefonata accorata della sposa che, volendo far bella figura, ci ha tenute un’ora per descriverci come dovevamo muoverci in chiesa (una sorta di pantomima per cui si doveva far un inchino all’unisono con gli altri due lettori all’inizio e alla fine della tre letture). Naturalmente tutto ciò non è stato fatto, ognuno è andato alla rinfusa e, alla fine, abbiamo ripiegato per un inchino alla giapponese con le braccia unite al corpo quando in effetti bastava un inchino del capo (con il Lemure che ci consolava dicendoci che un po’ di sincretismo religioso non ha mai fatto male a nessuno).

La lettura in se è andata bene, soprattutto non siamo inceppate  su “custodirà” come temevamo ma, a detta di tutti, la preghiera è stata letta alla velocità della luce; questo è senz’altro vero, perché non si vedeva l’ora di levar le tende dall’altare

Una altra certezza piuttosto umiliante è che, per tutto il tempo precedente alla lettura, la telecamera fissa su di noi (stavano al primo banco laterale), ha potuto immortalare una Ossimoro che non riusciva a tenere a bada i nervi. Gli sposi avranno quindi l’immortale ricordo di noi che correvamo di qua e di là, ci sventolavamo con il ventaglio per poi passare a sventolare chi ci sedeva accanto, che ci tamponavamo le ascelle e che, da dietro il ventaglio, sussurravamo al Lemure ogni minimo dettaglio degno, secondo noi,  di nota “ Lo sai che quel chierichetto sull’altare lo conosco, dimostra 15 anni ma in realtà ne ha quasi 40, è laureato in medicina e con lui, a casa di S., ho visto l’esorcista?”,  poi: “ vedi quel moro in fondo?  quello è un fascistone, pensa se ne è andato in Iraq  per divertimento, ridicolo!” e anche:” che elegante la madre dello sposo ma che aveva da ridire mentre sopraggiungeva la sposa, mi sa che non le sta tropo simpatica, bè in effetti alcune scaramucce ci sono state” e il Lemure “ssssttt…..”.

Morale della favola è l’ennesima riprova che organizzare un nostro matrimonio si rivelerebbe cosa assai pericolosa, visto che pure quello tra due amici ci ha talmente scosso i nervi da necessitare di una camomilla, di una sorsata di supradyn e di due dosi di enterogermina nelle ore precedenti l'evento.

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martedì, 23 giugno 2009
 

Le principesse e Gattuso, un singolare caso di caste sociali.

Dopo una delle settimane più orrende della nostra vita possiamo con serenità focalizzare il problema, quello stesso problema che probabilmente è stato la causa del dolorino che ci ha costretto a tenere per tutto il tempo una mano sul fianco destro (colite spastica, colon infiammato, appendicite, peritonite? Chi può dirlo, sono in corso accertamenti).

Il cetriolo si aggirava da un po’, lo avvertivamo e questo sensazione di assedio stavolta non poteva essere giustificata dal nostro ascendente cancro (segno noto per le sue manie di persecuzione) .

In poche parole in ufficio si è sotto organico, sono arrivati gli amministratori nuovi e la segreteria di questi è stata mollata ai due muli del servizio, naturalmente noi siamo uno di quei due muli.

Quindi si è caricato di lavoro chi è già carico e si è sollevato chi non lo è,  nel rispetto della legge universale del capro espiatorio presente in ogni ufficio che si rispetti.

Pertanto, nel caso in specie, dandoci la segreteria di ben 3 amministratori (lavoro che odiamo, provate voi  a far imbarcare all’ultimo momento una bici su di un aereo), il comportamento dei vertici ha evidenziato che il lavoro (serio) da noi finora svolto non è stato valutato una emerita minchia (ricordiamo che noi siamo le ghostwriter dell’ufficio), mentre sono state esentate da qualsiasi carico le DUE PRINCIPESSE del servizio, anzi una di loro è pure intervenuta a porre veti e dare disposizioni senza avere alcun titolo.

E non possiamo non soffermarci sulla descrizione dettagliata di questi due esemplari (naturalmente i giudizi sono assolutamente parziali e avvelenati).

La prima è la segretaria perfetta di cui già accennammo; caratterizzata da una bellezza senza pari e da una temperatura corporea costante (mai vista sudare), veste Gucci e Armani, e pur essendo brava sul lavoro ha uno spessore psicologico profondo quanto una vasca da bagno, è soggetta a fobie di tutti i  tipi (ogni volta che dà la mano,  poi cosparge la sua manina con una crema disinfettante), ed è fidanzata con l’essere più abietto che conosciamo:  tracagnotto, asessuato (avete presente l’orsetto trudi), narcisista, megalomane, bugiardo,  ipocondriaco, vanta di essere stato con più di 100 donne tra le quali delle top model (se è vero, noi siamo Shirley Temple che balla il tip tap), insomma un Berlusconi in miniatura (è tutto dire). Detto questo, aggiungiamo che tale esemplare di donna è falsa come una borsa di Louis Vuitton in vendita sotto il porticato di Piazza Vittorio, quando apre bocca è tutto un: “amore ti serve un aiutino?”,  “lo so che sei tanto carica, d’altronde lo sono anch’io, mi rincresce tanto, mi sono offerta  per sollevarti ma non mi è stato dato ascolto”. Buon Dio la pietà no, almeno quella noooo!

E a proposito di paternalismo passiamo a tratteggiare i caratteri della seconda. Ella è qualcosa di peggio della prima, perché è l’amica di tutti, è la persona più corretta che esiste al mondo , è graziosa e veste come la maestrina della penna rossa (look che tra l’altro piace pure a noi), si esprime correttamente in italiano e va vedere film che, per gli sprovveduti, potrebbero farla passare per una cinefila (bella mia se non sai cosa è “Dogma” la strada è ancora lunga, va e cammina). Per tutti lei è l’unica laureata del servizio (piccolo dettaglio lo siamo anche noi ma nessuno se ne è accorto). Ma la cosa che più ce la rende invisa è che tra tutti gli esseri umani che abbiamo conosciuto è quella che si prende maggiormente sul serio (secondo noi è pari ad un crimine); infatti, di tutte le virtù sopra elencate, ella stessa ne è consapevole e, pertanto, ha costruito nel corso degli anni un ego spropositato nascosto da un carattere apparentemente dolce e moderato che le fa dire di tutto senza mai apparire presuntuosa, tipo con aria ingenua “è  un periodo che tutti gli uomini mi corteggiano, però (n.d.O. c’è un “però”, udite, udite) ieri per strada un uomo ha detto che sono tanto bella ma non vado bene per lui perché sono troppo giovane….ah che bello, ho 40 anni e me ne ha dati appena 25" e queste cose le dice ogni santo giorno, voi capite che, pure se fosse vero (in fondo tutto il mondo va pazzo per lei, perchè dubitarne?) noi ci imbarezzeremo a incensarci per tutto il tempo. Inoltre trasuda paternalismo da tutti i pori, ma solo noi ce ne accorgiamo, perché è l’idolo di tutti, pure delle colleghe più pettegole e cattive. Nessuno mai osa parlare male di lei, è una sorta di Madonna che sta nella nicchia (nella sua casa ha una quantità notevole di foto incorniciate di bambini che sono i figli dei colleghi che gli stessi le hanno regalato.... ma perché? Per una grazia?). Per giunta la medesima, anni fa, ci fece un pezzo incredibile, per i casi della vita aveva un’amica (per intenderci una vergine di 35 anni) innamorata (ma come si fa?) del cocco di mamma (di cui parlammo in un post, il famoso Giulieno) e il caso volle che, in quello stesso periodo, ce lo stavamo scopando; per farla breve, quando venne a sapere tutto, se ne uscì con “fermi tutti perché la mia amica ha ragione di credere che Giulieno le vada dietro (sebbene non gli abbia dato neppure un bacio), per cui sta prendendo in giro la mia amica e la povera Ossimoro”. Una cretina senza limiti ma come può una donna che si dà arie da femmina vissuta, fare una sortita del genere? Lo sanno pure i muli  (ecco che ritornano) che non si deve mai mettere il dito in faccende private altrui, specie se si tratta di quasi estranei (nel caso: noi). Non c’è stato nulla da fare, era partita in quarta, essendo lei l’intelligentona, dal suo piedistallo doveva mettere sul chi va là l’amica, povera illusa, e la cara collega di ufficio cornuta, tra l’altro, cosa grave, non aveva neppure le prove del tradimento, sapeva che i due non i erano mai dati neppure un bacio ma continuava a dire che Giulieno le aveva dato modi di credere……(ma che è? stiamo dentro ad un romanzo del realismo russo?) Questa esternazione presuppone chiaramente una sicurezza tale in se stessi e nella propria capacità di giudizio davvero sproposita. Immaginatevi la nostra reazione con il cocco di mamma “Bravo stronzo ora tutto l’ufficio penserà che son cornuta “.  In realtà lui continuava a dire che la ragazza era solo un’amica e che le faceva orrore la differenza tra le sue mani pallide e il viso coperto di fard scadente (sue testuali parole, tranne che per “scadente”) e poi diciamolo anni dopo la vidi ed era una cozza senza pari, ah mon dieu, l'ho detto.

Ritornando al nocciolo della questione, il grande capo è totalmente ipnotizzato da queste due tipe che  sono un totale  BLUFF o almeno un bluff rispetto alle idea che gli altri si son fatti di loro.

Dopo tale sfogo che dire di più? In tale periodo di profonda mestizia e amarezza, ci ritornano in mente le parole di un nostro caro collega:  "rassegnati tu sei il Gattuso della situazione, ti fai un culo così per far fare il goal agli altri”

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mercoledì, 17 giugno 2009
 

Serenate

Venerdì sera: un vociare di gente sotto al balcone e all’improvviso la musica di una pianola come sottofondo ad una voce simile a quella di Renato Zero. Usciamo fuori  con il vestitino da casa e ringraziamo Dio che abbiam messo le mutande, perché sotto a noi c’è una folla con macchine fotografiche e videocamere che sta immortalando quello che succede. Capiamo che sta per iniziare una serenata, quella che si fa alla vigilia del matrimonio, da un po’ di anni  ritornata in voga anche in città. Sarà stato che in quel mentre eravamo impegnate a pittarci le unghie di un colore vistoso con il risultato di avere delle manuzze da burina e sarà che avevamo passato una giornata orribile al lavoro, trascorsa metà a piangere in bagno e metà a urlare contro la dirigente (per un cetriolo di rilevanti dimensioni) ammettiamo che la serata ci ha colpito al cuore, pur presentando tutte le caratteristiche per essere catalogata tra gli eventi kitsch dell’anno al pari della sagra della porchetta e del coregone. Innanzitutto diciamo che la ragazza alla quale era dedicata la serenata si è distinta per una tale scioltezza che sembrava aver fatto solo quello nella vita, dal balcone mandava baci a tutti, piangeva educatamente e ballava con una certa disinvoltura.  Delle musiche, davvero struggenti, segnaliamo: "Come mai", "I migliori anni della nostra vita", "Ti sposerò perché" (che ci ha inumidito gli occhi), fino ad arrivare ai grandi classici “Ciumachella de Trastevere “ e “Lauretta mia”  con tanto  di rosa lanciata alla fine della canzone come da tradizione e di padre tutto paonazzo per le convulsioni del pianto (nostro papà in tale circostanza si sarebbe lasciato scappare l’espressione “hanno scannato lu puorco” che utilizza per definire atteggiamenti parossistici e carrambate varie). Quando poi la ragazza è scesa giù abbracciando amici e parenti e salutando tutti coloro che si erano affacciati dai palazzi circostanti, noi come delle paesane ci siamo avvicinate gli occhiali al naso per poterla meglio scorgere e non vorremmo dire ma ci è sembrata la ragazza “nemesi” intravista nella prima riunione condominiale. Perché la consideriamo la nostra nemesi (un po’ come, nei Simpson, il bimbo dal ciglione unito è la nemesi di Maggie)? Perché, in quella occasione, quanto lei era sciolta e conosceva tutti (compreso l’avvocato figo della scala C “carissimo che piacere vederti”),  noi eravamo in un angoletto come un ciocco di legno che all’appello abbiamo risposto “presente” in tono grave e compito, pensando che di li a poco saremmo state presentate a tutta l‘assemblea e invece nulla, più invisibili del fantasma formaggino. Probabilmente se ci fosse stato un camino, qualcuno estremamente distratto ci avrebbe gettato nel fuoco tanto per far calore. Ammettiamo che aver osservato la ragazza e la sua estrema correttezza nei gesti e nei sentimenti ha ancora di più evidenzialo il nostro senso di inadeguatezza; nel corso della rappresentazione abbiamo infatti pensato che, se saremmo state noi al posto suo, al momento di gettare la rosa, ci saremmo protese in avanti con un po’ troppo entusiasmo e saremmo precipitate giù, sfracellandoci al suolo; la cosa più triste che il nostro ultimo pensiero non sarebbe stato:  “che inaudita sventura è la vita” ma: “che figura di merdaaaaa”.

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martedì, 09 giugno 2009
 

Cuore di mamma

Questi ultimi tempi son stati caratterizzati, oltre che dai rodimenti di culo vario,  anche da una condizione dell’animo piuttosto singolare, che ci rende pensierose e contrite più del consueto. I sintomi sono: arrestarsi imbambolate davanti ai negozi di scarpe e rimirare ballerine argentate numero 28-30, stare a tavola di fronte al Lemure e visualizzarlo con un ciuccio in bocca, commuoversi davanti al manifesto di Ponyo riconoscendo nella protagonista del cartone, il Lemure da piccolo (con quel faccione quadrato e il nasetto a patatina all’insù). Insomma sentiamo crescere in noi una voglia di ammore, di affetto, di abbracci che al Lemure mette paura, perché non è indirizzata a lui, ma a qualcosa di indefinito con due occhietti grandi e una boccuccia piccola da stringere al petto, odorare e difendere. Temiamo che questo istinto bestiale sia arrivato al culmine, dopo di che ci sarà l’acquisto compulsivo di una tutina a righe blu della Petit Bateau, con la scusa che serve una pezzetta da passare sui mobili. Tutta questa eccitazione non è stato fermata neppure da un giochetto della console Nintendo, dove i visi dei due innamorati si fondono; il risultato dell’incrocio tra noi e il Lemure è raccapricciante, ma nonostante tale constatazione, fantaschiamo su ciò che  potrebbe venir fuori: un genietto rompi balle? (“scusatela, mia madre non sa quel che dice”) , un disadattato? (“mammina mammina i compagnucci mi hanno dato tante botte perché nel mio diario hanno trovato la tuo foto a forma di cuore”), una zecca (mamma, cioè, la vita è mia e me  la gestisco io") un rapper? (“ehi mamy tranqui, dammi il cinque”), un coatto? (“a mà te piace il nuovo tatuaggio che me so’ fatto sulle chiappe intonato cor tanga che sfoggerò ar mare?”) o il peggio di tutti (“cribbio mamy, consentimi di essere ottimista”). Comunque se sarà maschio e avrà la faccetta di Ponyo già sappiamo che saremo sue schiave per sempre e  che faremo passare le pene dell’inferno alla sciacquetta che ce lo porterà via. Se sarà invece femmina (che poi sarebbe la soluzione auspicabile, non fosse altro che le femminucce sono più servizievoli e più propense a pulire le piaghe di decubito dei genitori anziani) ci dibattiamo sul nome da dare. Dunque: Emma, seppur in pole positon, l’abbiamo abbandonato perché troppo sfruttato; il fatto è che noi lo scoprimmo in epoca non sospetta, già dieci anni fa grazie ad una intraprendente ragazza che si chiamava proprio così. Ella era tra le amiche del chitarrista siculo e, quindi tanto affascinante e peones;  era una sorta di attrice e ce la ricordiamo con un bellissimo abito vintage, un coraggioso rossetto fucsia sulle labbra  e un merlo come amico, di nome Carmelo  (ok era una zoccoletta però una zoccoletta di sinistra il che le rende onore non essendo una zoccoletta di destra/velina). Poi c’è il nome Bianca, semplice e sobrio, che non cade nell'ambiguità di essere un nome bello ma da burina arricchita (come Greta, Ginevra, Beatrice, Ludovica ecc.) e poi fa tanto radical chic; a tal proposito, ricordiamo Bianca di Nanni Moretti e Bianca Berlinguer. Infine c’è Olivia, un nome che ci ha catturato poco a poco; pensiamo ad Olivia Magnani un’attrice di nicchia brava e affascinante, il bel romanzo “Olivia” scritto dalla sorella di Lytton Strachey, Doroty. Purtroppo anche questo nome è stato scartato, poiché potrebbe essere un nome  bersaglio, evocando la moglie di Braccio di Ferro. Inoltre ci sono tutti gli elementi genetici che potrebbe richiamare pure una somiglianza fisica al cartone, infatti essendo, noi, caratterizzate da viso magro e naso a barbabietola e prevedendo che verrà più alta della sua genitrice, la bimbetta generata sarebbe condannata ad una infanzia infelicissima. Concludiamo facendo presente che nei nostri sogni,  la possibilità di ricevere una medaglia al valore civile si sta sempre più affievolendo e, pertanto, tutte le nostre frustrazioni lavorative - esistenziali sono già belle che incanalate nella speranza di riscatto della creturella.  Già vediamo il nostro presunto figlio a Bruxelles (città che evoca in noi la fuga di cervelli e il grigiore dei laboratori) con il camice bianco, la coda e i sandaletti (perchè sarà pure un intelettuale di sinistra) a fare qualche ricerca scientifica che gli varrà il premio Nobel. Quindi ci immaginiamo il giorno della premiazione, tutte orgogliose abbracciare il figliolo, il quale, poco prima di salire sul palco, ci dirà: “mamma ti devo confessare una cosa, sono omosessuale” e noi a quel punto, accompagnandolo con lo sguardo, capiremo il perché di quei sandaletti capresi sfoggiati pure nella fredda Stoccolma.

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mercoledì, 27 maggio 2009
 

Ossimoro 2 la vendemmia (o anche come diventare buone 2)

 

Perdonate il titolo che denota il soggettume di chi scrive (in effetti la battuta era già vecchia all’oratorio alla fine degli anni 80) ma è venuta spontanea nel voler descrivere lo stato di profonda agitazione, incazzatura, streben verso l’infinito, caldane che ci hanno colto in questo periodo.

Ebbene si, siamo state di nuovo  colpite dalla sindrome di ripristinare la giustizia nel mondo, tanto che le nostre fantasie hanno cambiato soggetto, l’immagine di noi che, con un elegante e sobrio abito da sposa max mara, incediamo emozionate verso l’altare con la matita colata sotto gli occhi (già abbiamo detto della nostra incapacità a realizzare un sogno del tutto positivo), è stata sostituita dall’immagine di noi, con un tailleur fuliggine intonato ad una faccia sbattuta e severa, che nella sala dei Corazzieri al Quirinale siamo in fila dietro ad un medico peones con gli infradito,  un missionario comboniano, e un cane per ciechi, per ricevere la medaglia al valor civile dalle mani del presidente Napolitano, che si congratula con tutti noi rispettivamente per aver scoperto un vaccino, costruito un pozzo in un villaggio africano, salvato il padrone da un principio di incendio e  essersi indignati per un atto vandalico razzista frapponendosi tra la vittima e l’aguzzino. Il sogno ad occhi aperti continua con noi che abbracciando il Presidente con le lacrime agli occhi, in un rantolo di voce (dovremo ricordarci le mentine, non si sa mai) gli sussurriamo “la prego si adoperi affinché la nostra amata patria possa trovare sollievo da tanta desolazione e cinismo” .

Suggestionate così da tali fervida immaginazione che ci fa commuovere e scuotere la testa persino quando giriamo per strada, siamo state protagoniste di due episodi allarmanti.

L’altro giorno, saliamo sull’autobus per una sola fermata, c’è una ragazza sud americana che parla  allegramente (e fortemente) al cellulare e iniziamo a vedere la facce torve di tutti finché due anziani, una donna e un uomo, quest’ultimo vicino a noi, iniziano ad urlare come folli dicendo le solite amenità “ se ne andassero, che ci stanno a fare” e poi rivolti alla ragazza con una cattiveria inaudita “ hai capito, stai zitta, devi stare zitta, chiudi quella boccaccia”. Non ci vediamo più, il sangue ci pulsa nelle vene, manca solo che ci si strappi la camicia come Hulk (il colorito verde quello lo abbiamo di nostro).  Iniziamo ad urlare tanto che il vecchietto crede di essere supportato e quindi non si gira verso di noi e continua a inveire contro la ragazza. Allora per non essere fraintese e in onore alle nostre origini terrone, gli bussiamo sulla spalla per reclamare la sua attenzione e incominciamo ad urlare alla Sgarbi “ si vergogni, si vergogni, vergognatevi tutti,  lei è un razzista, razzista, razzista, razzista”. Sorpresa delle sorprese che conferma la codardia di certa gente, constatiamo che tutti si azzittiscono, temendo dure rappresaglie da una pericolosa invasata nella quale ci siamo trasformate.

Scendiamo dall’autobus e mentre continuiamo ad inveire verso i finestrini del mezzo, il vecchietto, sceso pure lui, tutto rabbonito fa “ ma signorina deve sapere che la ragazza ha pure fumato dentro l‘autobus” Ecco di fronte a tali parole, pensiamo “ammazza che ignorante la peruviana!” e bofonchiando ce ne andiamo, colte dal seguente dubbio “ mica starò a diventare l’avvocato delle cause perse?” (comunque tale rivelazione non giustifica la violenza e la cattiveria alla quale abbiamo assistito, ecco).

Secondo episodio. Festa della parrocchia del quartiere, ci si trova lì per caso (o meglio ci troviamo lì per la voglia improvvisa di un panino ignorante),sta per esibirsi un notissimo cantante nazional popolare. La cosa non ci quadra, come può una parrocchia permettersi un tale cachet? Incominciamo a capire da certi cartelloni elettorali che chi ha sovvenzionato il concerto è un giovinastro nativo della zona (del quale già parlammo) che pur essendo stato un emerito somarone a scuola, pur essendo un tipo al quale neanche la ruota del motorino faremmo cambiare per via dell’aria ebete che si ritrova, si può fregiare del titolo di Onorevole. Incredibile, no? Ma non c’è da sorprendersi ha fatto propria l‘ideologia (?) del suo capo: pure se sei ignorante (ce ‘ha)  se sei sprezzante della legge (ce l’ha) se hai qualche condanna in corso (ce l’ha) pure se non  conosci la capitale del Piemonte (ci scommettiamo) puoi entrare in politica, l’importante è AVERE I SOLDI E COMPRARTI TUTTO IL QUARTIERE. Be potete capire il nostro disappunto. Decidiamo quindi di attendere l’uscita del cantante tanto per curiosità mentre intorno a noi i più impavidi iniziano a manifestare un certo disappunto per il ritardo dell’esibizione. Così, nel prendere tempo, l’annunciatrice inizia a rivolgere ringraziamenti all’onorevole XXX per aver permesso una tale serata (che vergogna, una festa religiosa tramutata in occasione di propaganda politica). A sentire il suo nome, ci prende un embolo, avviciniamo le mani ai lati della bocca  facciamo  “BBBBBBBUUUUU, BBBBUUUUU, BUUUUU, Che schifo, vergogna” . Siamo solo noi, tutti si girano pensando che la nostra riprovazione è  dovuta al ritardo del cantante causato, pare, da una intervista alla Vita in diretta. L’APOTEOSI DELLA TRISTEZZA. Il nostro atto di disobbedienza civile è stato travisato e siamo state snobbate pure  da una tipa con il mollettone in testa e il calzone di jeans arrotolato alle ginocchia, che ci ha guardato con schifo per via del nostro schiamazzare e, forse la cosa peggiore, siamo state scambiate per delle fans scatenate dell’ugola d’oro di Cellino S. Marco. Alla fine della serata, Il Lemure ci ha detto che ci dobbiamo dare una calmata,  aggiungiamo noi, che se effettivamente non ci calmiamo, finiremo con una denuncia penale per aver dato un pizza in faccia a qualche pensionato….e il sogno della medaglia ricevuta dalle mani di Napolitano si fa sempre più lontano.

 


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mercoledì, 20 maggio 2009
 

Tempi moderni (un dialogo tra Ossimoro e R:)

Ossimoro: come va mia cara?

R: sai ho rivisto il tipo della profezia dei Maya…..

Ossimoro: ma dai, ci hai ripensato?

R.: avevo un così bel ricordo di lui, così gli ho voluto dare una seconda possibilità.

Ossimoro: hai fatto bene, in effetti lo ricordo anch’io come una persona gradevole e simpatica e poi chi se ne frega che crede agli Ufo mica li possiamo trovare perfetti,  un difettuccio dovranno pure averlo, no? (Ossimoro in modalità apertura mentale della serie: ” tutto è relativo”, “ma chi cacchio sono io per giudicare gli altri” e soprattutto “può un single maschio quarantenne collocarsi, seppur nei paraggi, di quello che si definisce norma? No, certo che no”)  

R.: Purtroppo è più che un difettuccio. A cena è stato tanto carino ma come il discorso si è fatto più approfondito, ha ribadito le sue convinzioni, aggiungendo che è uno strumento in mano agli alieni. 

Ossimoro: in che senso?

R: gli alieni gli mandano dei messaggi da divulgare ai terrestri, questo succede quando cade in trance….davvero non ce la posso fare….

Ossimoro (senza scomporsi): per caso gli alieni hanno accennato qualcosa sui modi e i tempi di una eventuale caduta in disgrazia del nano malefico?

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martedì, 12 maggio 2009
 

La bellezza salverà il mondo

 

E’ primavera ed è ora di un post meno auto - lesionista del solito.

Il week end appena trascorso è stato all’insegna dell’armonia e della contemplazione…nonostante la primavera/estate, con la pressione bassa che ne consegue, sia solita gettarci in uno stato di scoramento fatto di pensieri lugubri  e nichilisti.   

Gli elementi che  hanno instillato in noi una pace tale da percepire l’afflato cosmico sono i seguenti:

la visione del “Canto di Paloma”, film struggente, l’infinita bellezza della protagonista il cui cenno di peluria sulle labbra la faceva sembrare una moderna Frida Calo sofferente e trafitta (letteralmente) da una patata dalle radici dilatate;

il ritorno al bar di Pasolini (ritornato dopo l’incendio ad essere centro di aggregazione popolare), la colazione sotto il sole in una splendida domenica mattina, c’era tutto, mancava solo la cinesina dall’accento romano immaginata dall’Archibugi nel suo film;

la visita al cimitero,  sotto braccio alla sorellina a discorrere della vita (paradosso?);

la mostra di Hiroshige…armonia, equilibrio, pacatezza, pioggia e neve….il desiderio sempre più forte di un viaggio in Giappone e di vestirci per il prossimo autunno /inverno come le signorine della mostra, kimono corto, gonna nera dritta e scarpe a stiletto;

una lemonsoda bevuta in una piazzetta - salotto della città, immerse in stato di benessere fino all’ora del tramonto;

Non poteva mancare l’elemento surreale: una uscita di nostro padre che ci ha fatto sorridere per tutto il tempo e cioè:

“devi controllare se dietro il portabagagli della micra c’è ancora un coltello a serramanico perché va levato da lì, se qualcuno lo trova, potrebbe fraintendere”

noi: ” ma che ci fa lì?”

“ci facevamo le canne con tuo nonno... (n.d. O.: fare le canne = tagliare il canneto in campagna). Il coltello apparteneva alla buonamina di zio parroco”

noi: “zio parroco? che ci faceva un prete con un coltello a serramanico?”

come fosse una spiegazione: “ be se lo portò dietro quando si trasferì dalla campagna in città”

°__°  Quando si dice la città tentacolare …… 

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giovedì, 30 aprile 2009
 

Deliri notturni

Avevamo già avuto modo di accennare alla nostra concitata vita notturna dove per “vita notturna” intendiamo gli stati di alterazione e di delirio che ci colgono nel sonno e nel dormi veglia.

Abbiamo raccontato dell’involontario attentato alla zia cardiopatica e dell’urlo disumano al citofono ma innumerevoli sono gli episodi sconcertanti che ci hanno visto e, tuttora, ci vedono protagoniste.

Non nascondiamo il timore che, un giorno o l’altro, tali episodi giungeranno all’orecchio di qualche psicanalista che, saltando dalla sedia, esclamerà “che caso interessante è questa Ossimoro”.

Andando a ritroso nel tempo ricordiamo un dialogo alterato avvenuto tra noi e nostra sorella piccola (anche lei affetta da logorrea notturna), episodio questo che ha avuto modo di distinguersi da altri episodi analoghi, per aver avuto quale testimone inconsapevole l’allora fidanzato della sorella grande che, in occasione di una  permanenza presso la casa di campagna, gli era toccato in sorte dormire con noi. 

Prima di soffermarci sui contenuti commoventi che caratterizzarono il dialogo notturno avvenuto nello stato di incoscienza più assoluta da ambo le parti, precisiamo che quello era il periodo  dell’adolescenza della piccola di casa che, smessi i panni della arrendevole dama di compagnia per nostro grande biasimo (mi vai a comprare il  gelato? mi allacci le scarpe? mi gratti la schiena?),  si era tramutata in una ragazzina acnosa saccente e ribelle, tanto che i dialoghi tra di noi si limitavano a: “ fallita che non sei altro” lei a noi e noi a lei “ma guarda che stronzetta ti sei fatta ”; insomma la distanza di età (allora insormontabile) rendeva impossibile qualsiasi tipo di comunanza di intenti, di comprensione o di pietà reciproca.

Ma non avevamo fatto i conti con l’inconscio e infatti qui di seguito è riportato l’episodio che l’ex ragazzo raccontò il mattino dopo suscitando l’ilarità di tutti e lo scorno delle due protagoniste.

Era notte fonda, mentre dormivamo, il fidanzato era sveglio, probabilmente a causa di tre vetusti materassi  messi una sopra dall’altra (tipo principessa sul pisello) sul letto più sfigato della camerata.

Sorella piccola nel sonno: "aiuto, aiuto, che paura, ho tanto paura!"

Noi sempre nel sonno (con una voce caritatevole) : “amore mio non avere paura c’è qui tua sorella che ti sarà sempre vicino”

Sorella piccola (con una voce regredita all’infanzia): “tesoruccio mio, davvero mi proteggerai sempre?”

Noi: “non avere dubbi, ti sarò sempre vicina”.

Convenite con noi che fu un dialogo tra due pazze unite da un rapporto di amore/odio e con i nervi ridotti a pezzi in stile “Che fine ha fatto baby Jane?”

Un altro episodio del lontano passato risale a quando ci trovavamo, sempre d’estate, in una caserma militare (per motivi di lavoro di nostro padre). La nostra stanza confinava con quella di un piccolo dormitorio che alloggiava una quindicina di ragazzetti di leva (che culo, eh?).

Nel cuore della notte, emettemmo un urlo agghiacciante, fuoriuscito dalle tenebre più profonde dell’io (in decibel superò quello del citofono, lo diciamo con certezza perché svegliò e atterrì pure noi). Nostro padre, seppur avvezzo alle sortite notturne delle figlie, scattò come un fulmine e letteralmente dalla sua stanza planò sul nostro letto con un salto degno dei migliori campioni di salto in lungo,  pronto a trasformarsi in un super eroe e sfidare le leggi di gravità per difendere le virtù di sua figlia che probabilmente aveva immaginato assalita nel cuore nella notte da un branco di maschi del meridione particolarmente arrapati. A pensarci bene si è rasentata una tragedia, se quella caserma  fosse stata dotata di munizioni, quell’urlo per intensità e violenza poteva equivalere ad un messaggio di guerra e far scattare tutti i soldatini all’in piedi e farli defluire fuori armati di fucili e coltelli. Per fortuna i tempi degli uomini tutti di un pezzo pronti a sacrificarsi per la patria appartenevano, già allora, al passato e infatti il mattino dopo, lo spiacevole incidente si risolse più o meno così  (da leggere con accento napoletano):“ direttò ma l’ha sentito l’urlo di stanotte, ci si è ghiacciato o’ ssangue, marunella cosa è successo mai?”, nostro padre “ehm probabilmente l’urlo di qualche balordo (comunista) della discoteca vicino”

Ma veniamo ai giorni odierni, quando andammo a vivere da sole. Con estrema ingenuità pensammo che tutte quelle scene appartenessero al passato poiché evidentemente non vi era nessuno che potesse riferire le nostre scelleratezze notturne. Solo una volta ricordiamo che ci svegliammo di soprassalto e ci ritrovammo con il telefono in mano impugnato come fosse una pistola, sedute sul letto nella stessa posizione della sagoma di Kelly delle Charlie’s Angels nella sigla finale.

Comunque tale illusione durò poco in quanto con la convivenza è toccato al Lemure testimoniare che tutto l’andirivieni notturno non è affatto cessato.

Ecco gli episodi più recenti:

Noi nel sonno: ”Mi passi la corda?” e lui “ cheeeee?”, ancora noi “ ho detto passami la corda” . Lascio immaginare le terribili conseguenze se tale richiesta fosse stata fatta a un sonnambulo o ad un serial killer in incognito.

Oppure:

Noi che dalla camera da letto irrompiamo nel soggiorn(ino) di casa e diamo le seguenti direttive”  dobbiamo abbandonare la casa, presto! Sta per passare un treno” , gesticolando e muovendo le mani in direzione della porta alla maniera delle hostess che danno le istruzioni prima che l’aereo decolli (notare però la lucidità con la quale affrontiamo situazione di estrema emergenza).

O anche:

Il coccolone che per un istante ha colto il Lemure mentre incuffiato (per non disturbare il nostro sonno) sta guardando Dexter che squarta uno dei suoi cadaveri (però che bella morale quella serie tv!) e, al contempo,  sente degli inquietanti lamenti di una donna sofferente che sibila: “mamma mammina”. Inutile dire che gli effetti sonori di sottofondo erano il prodotto dei nostri deliri notturni (mamma mammina è ricorrente e, ammettiamolo, fa molto film piagnone anni 70 tipo “l’ultima neve di primavera”).

E infine il picco della demenza che si manifesta in quel particolare momento del dormiveglia (quando non si è né svegli né addormentati) e si sentono fuoriuscire dalla propria bocca cose senza senso e si capisce che c’è qualcosa che non va ma, prima di realizzare, si interagisce con chi è sveglio in maniera aggressiva perché ci si sente presi in giro (siamo riuscite a spiegarlo?):

Noi al Lemure che entra in stanza dopo essere ritornato da hockey (11.30 di sera, l’ora del primo sonno,  la più delicata per i nostri nervi), con voce infantile:” ce l’ho detto alle formichine, mò arriva Gigi e vi sistema a tutte” e il Lemure divertito e incommensurabilmente sadico:” con quali formichine stai parlando, ti sei fatta delle amichette?“, noi alzando la coperta:” con queste qui sotto” e il Lemure “ che ci stanno a fare le formichine lì sotto?”, noi con tono stizzito di chi non vuol essere preso in giro e vuole darsi un contegno, rispondiamo:“ mi fanno compagnia, uff” .

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martedì, 21 aprile 2009
 

Schegge di follia in un uggioso pomeriggio domenicale

dove:  a casa di Miss perfezione;

protagonisti: Miss perfezione, marito di Miss Perfezione (santo subito), le due sorelle del marito odiate da Miss Perfezione, G. e S. coppia di amici in modalità "eccitabilità da chihuahua" per preparativi matrimonio, pasticcini da thè sul tavolo e noi strategicamente vicino a questi ultimi.

Da subito le sorelle del marito iniziano a "inzufare" Miss perfezione contro la suocera, che poi è la loro madre, e Miss perfezione cade nella trappola dicendo loro che la suocera si dovrà limitare a presenziare al giorno del battesimo ma non dovrà in alcun modo avvicinarsi al bambino perché è una donna cattiva e malfidata (assurdo ma le due le danno ragione).

Le sorelle intanto si scambiano battute al veleno (neanche tanto con il sorriso sulle labbra) su chi sembra la più vecchia tra le due (pensiamo “cacchio a confronto noi sorelle sembriam piccole donne”)

Ancora, le sorelle continuano a prendere in braccio il bimbo, che essendo una anima candida non si fa problemi di sorta e lesina sorrisi a destra e manca, destando la felicità di tutti i presenti che rispondono con sorrisi ebeti, ammiccamenti e suono onomatopeici che vengono solitamente naturali quando ci si trova di fronte ad un rappresentante in scala ridotta della propria specie.

Miss Perfezione inizia a dare segni di nervosismo e pure il bimbo che, posto sotto ad uno catafalco denominato palestra (luci catarifrangenti, suoni spaziali,  gnometti penzolanti e piccoli pesetti)  è fin troppo sollecitato e, pertanto,  inizia a fare gli occhi pallati e a muovere la testa a scatti.

G. e S., intanto, tirano fuori il libretto personalizzato della messa del matrimonio, c’è persino l’hit parade dei santi a loro cari e noi che siamo, a detta di nostra madre delle “impiccia popolo”,  non ci tiriamo indietro ma anzi interveniamo con osservazioni e domande sullo svolgimento della cerimonia, ponendo in evidenza discrasie e dando suggerimenti accorati tanto da sembrare delle vere e proprie wedding planner (almeno le nozioni apprese nei forum femminili su internet saranno utili a qualcuno, no?). Inevitabile che le nostre riflessioni, peraltro non richieste, gettino nel panico la futura sposa, soprattutto quando ci viene chiesto di leggere un passo del vangelo  e noi, per scherzo, declamiamo “Lettera ai Filippini” anziché  “Lettera ai Filippesi” ; la sposa è impietrita dal sospetto che quel giorno possiamo uscircene davvero così, in effetti, non lo escludiamo neanche noi, che al solo pensiero siam già un fascio di nervi.

Nel mentre Miss Perfezione si fa uscire incautamente “boccoli”, riferendosi alla pettinatura della sposa e quindi dopo aver fatto allontanare il futuro sposo, tra urletti e movimenti apoplettici, conveniamo con tono contrito (comprese noi che di nuovo non siamo state interpellate) che a Miss Perfezione spetterà il compito di avvisare la parrucchiera che le forcine dovranno essere messe sul capo della sposa il giorno stesso e non il giorno prima, essendo impossibile alla futura sposa ricevere i parenti con tali obbrobri sulla testa.

Dopo dialoghi di siffatto genere che ci vedono sguazzare come un pesce in acqua, arriva sera, i futuri sposi e le sorelle di M. vanno via ed è a questo punto che Miss Perfezione dà il meglio di sè, iniziando a cazziare il marito davanti a noi. Gli rinfaccia, infatti, di aver permesso che lei fosse privata della sua funzione di madre (ha detto davvero così),  non intervendendo quando le due sorelle arpie le hanno strappato dal grembo il bimbo. Non solo!  il bimbo si era evidentemente stranito perché aveva carpito la cattiveria delle due, mentre era tranquillo e beato in compagnia delle buone e care zie Ossimoro e S. (sebbene zia Ossimoro continui a evitare di prenderlo in braccio accampando le scuse più strambe). Noi, imbarazzate e capendo, dal rossore comparso sul viso del Santo subito, che pure i Santi possono perdere la pazienza, cerchiamo di cambiare discorso. Mettiamo quindi a conosceza i due litiganti delle buone notizie sulla nostra salute avute in occasione della  nostra ultima visita ginecologica (in effetti potevamo essere più caute nello scegliere l’argomento, piuttosto intimo, ma quando siamo agitate apriamo  bocca e tiriamo fiato e in effetti uscirsene con un“ ragazzi su non inquietatevi, ho una bella notizia da darvi” sembrava piuttosto consono a riportare la pace, anche se poi siamo state così convincenti con tale esclamazione che, per un attimo, abbiamo letto sul viso del marito la certezza che stavamo per annunciargli  un parto da lì a poco. E, in effetti, avremmo voluto che fosse davvero  così, pur di fargli dimenticare  quanto a volte potesse essere insopportabile la moglie).

Ma nonostante tale tentativo, Santo subito le intima di stare zitta e se ne va.

Segue, quindi,  un  dialogo dove Miss perfezione, come sempre,  in modalità autistica cerca di portarci a ogni costo a darle  ragione non senza usare armi impropri come leccate di culo nei confronti della nostra persona.

Miss perfezione:  O come mi dispiace che tu, una ragazza così fine e preparata, ti sei trovata in mezzo ai pettegolezzi di quelle due perché io non volevo parlare male di mia suocera davanti a loro, ma son loro che, prendendo il discorso, mi hanno costretto a farlo (°_______°).  O quanto mi vergogno, ti hanno messo in mezzo, tu che sei  venuta con il tuo bel para colpi (alla nomina del para colpi non riusciamo  a trattenere una risata, perché detto così sembrerebbe che faccia riferimento ad un oggetto di difesa che noi, colte da premonizione, ci siamo portate dietro quel pomeriggio invece si riferisce al regalo, chiamato proprio paracolpi, che le abbiamo fatto per il lettino del bambino). Perdonami per la loro ignoranza”.

Ossimoro: ma non esagerare, da quel che ho visto, il bimbo stava bene con tutti, non puoi proiettare le tue antipatie su di lui, il bimbo non è in grado di discernere.

Miss Perfezione: “ ti assicuro che il bimbo  si stranisce quando le vede, non  me l’hanno strappato dalle braccia, non è vero, non è così?  

Ossimoro: "uffa,  mi vuoi portare a darti per forza ragione, ripeto, le sorelle di M. non gli hanno fatto niente di male, magari saranno pettegole ma…."

Miss Perfezione: "vedi che lo sostieni pure te che son pettegole, non è vero?  Ora telefono e dico loro di non venire più perché con i loro pettegolezzi mi straniscono il pupo"

Ossimoro:  "dio mio, non cercare lo scontro diretto, opta per una bugia bianca, quando ti chiameranno per venire a trovarti, dì loro che esci, che non sei a casa…..

Miss Perfezione: "vedi che mi dai ragione, faccio bene a tenerle lontano da me…"

Ossimoro: "madonna che Sora Pica che sei!!!!"

Miss perfezione: perdonami di nuovo, che ti ho fatto trovare in questa situazione , tu così fine, così ecc

Ossimoro (recitato come un mantra ): "ci rinuncio , ci rinuncio, ci rinuncio……"

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martedì, 14 aprile 2009
 

L’equivoco

(al telefono con sorella piccola)

Sorella: "come va?"

Ossimoro: "guarda sono avvelenata, il Lemure è di una scorrettezza…almeno il tuo è stato chiaro fin da subito …"

Sorella: "di che stai a parlà?"

Ossimoro: "del matrimonio, aspetta non ti incazzare …"

Sorella: "che palle co' sto matrimonio!"

Ossimoro: "fammi spiegare e che caz….sarò pure ossessionata ma sappi che ho scoperto che  tengo molto  alla questione e proprio a causa dell’atteggiamento del Lemure. Te lo ricordi all’inizio sembrava favorevole ora è un muro di gomma. E allora me lo dicesse così mi metto l’anima in pace e  finisco di andare alla max mara alla ricerca di cataloghi, millantando un matrimonio tra un anno, ridicola che non sono altro!"

Sorella: "pure tu… ma te lo immagini il Lemure come Luchino fare la processione, dietro al prete, con un crocefisso sulle spalle"  (n.d.O. si riferisce a Luchino ed Elviruccia che come rito conclusivo del corso prematrimoniale hanno dovuto improvvisare una piccola processione in chiesa).

Ossimoro:  "siamo tutti presi a guardare i riti tribali su Geo e Geo, la gente si va a sposare sul cucuzzolo della montagna facendosi irrorare di incenso da un monaco del quale non comprende una parola e non dà peso alle proprie tradizioni, ritualità che soddisfano i  bisogni più atavici e rafforzano il senso di appartenenza ad una comunità, guardala da un punto di vista antropologico! Ma tanto il Lemure è così indolente da non prendere in considerazione neanche  il rito civile. Ti ricordi il suo progetto di cerimonia: permesso dal lavoro e aperitivo per tutti, neanche più quello, rinvia pensandosi immortale. Ma gliel’ho detto, non ci sto a sposarmi da ottuagenaria. Ti immagini a sembrare la vecchina di “the others” che in  di spalle sembra una sposa con il velo e poi si gira facendo accapponare la pelle , che è tutta una ruga".

Sorella: "senti fammi il piacere di non uscirtene con ste' stronzate co' mamma perché su sta cosa  ha il dente avvelenato e poi si sa come va a finire, se la prende con me, rinfacciandomi che nessuna delle tre si è sposata e che papà morrà senza aver accompagnato nessuna delle figlie all’altare. Perché  tu sei intoccabile, si sa, scassa la minchia solo a me e a P. (sorella grande)."

Ossimoro: "questo è vero ma  sappiamo entrambe il motivo per il quale non mi assilla".

Sorella: "certo che lo so, è evidente".

Ossimoro : "bè ti assicuro che non è mica bello".

Sorella: "certo che non è bello".

Ossimoro. È evidente che non mi scassa perchè…"

Sorella: "…. perché in famiglia tutti pensavano che tu, tra le tre, saresti rimasta zitella e quindi chiude un occhio…."

ATTIMO DI SILENZIO

Sorella: "ci sei , ho detto bene, no? Non sei stata sempre la zitellona di casa?"

Ossimoro: "mmm, veramente io avevo in testa un’altra spiegazione ma se tu mi dai questa….certo che sei proprio una stronza…"

Sorella: (risata trattenuta) "che ti sei offesa?  Ah, non era questo quello che pensavi…."

Ossimro: "no, a dire il vero la cosa a cui pensavo era un’altra e credevo che pensassi pure tu la stessa cosa e cioè che, non sapendomi tenere un cecio in bocca, sono io stessa la prima ad auto denigrarmi davanti a mamma quindi non ha ragione di infierire più di tanto su di me…..e comunque grazie…ah, voi questo pensavate di me? Che non avrei mai trovato un uomo?

Sorella : "vabbè era una ipotesi più che un…"

Ossimoro:  "non cercare di recuperare, hai fatto una grezza. Vabbè la zitellona ti saluta, ciaoooooooo (attaccando malamente il telefono)".

postato da ossimoro73 | 13:00 | commenti (30)